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Comune di Valli del Pasubio

Provincia di Vicenza - Regione del Veneto


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Tesori nascosti

FONTI di Staro

 

Fonte Reale o Pasubio, successivamente Fonte Staro:

scoperta nel 1819 a Staro, è posta ad un’altitudine di quasi 500 metri, sul versante nord del monte Rosario e sulla destra del torrente Bise. A copertura della sorgente fu costruita una struttura in pietra, presso la quale si trovava la casa dei custodi. Gli abitanti del paese potevano usufruirne liberamente, diversamente dai cosiddetti “forestieri”.

Fonte Virgiliana:

fu chiamata così dal nome di Virgilio Trattenero, professore che l’analizzò, ma è anche detta fonte del Lovo, dal nome dei custodi. Si trova a Staro, nella valle della Retta. Fu scoperta nel 1862 e sgorga a quota 630 metri. L’acqua, arsenicate, è raccolta in una vasca scavata in un deposito di quarzo e pirite la quale è posta sotto un grande sasso biancastro. Nel 1880 il proprietario Giacomo Pedrazza costruì nelle vicinanze dei locali custoditi e la fece analizzare.

Fonte Jolanda:

fu scoperta nel 1885 da don Domenico Dalle Mese, diventato per un periodo suo custode, nella Valle del Bise. L’acqua minerale, filtrata ed incanalata, risulta ferruginosa e amarognola, oltre che ricca di bicarbonato di ferro, magnesio, potassio e sodio. Con gli anni, data la bontà dell’acqua e la bellezza del paesaggio circostante, il numero dei visitatori tendeva ad aumentare, così venne costruita un edificio a controllo e protezione della fonte. Si racconta che nel 1879 venne a far visita ala fonte la Regina d’Italia Margherita di Savoia con il piccolo Principe Vittorio Emanuele, che restarono piacevolmente colpiti da quanto videro, tanto che, una volta diventato Re d’Italia, Vittorio Emanuele III acconsentì alla richiesta di dare il nome della sua primogenita alla fonte. Con la reale visita la fonte crebbe in prestigio e fama, ma andò definitivamente in rovina con l’avventarsi delle due Guerre Mondiali.

Fonte Regina:

sempre nei pressi di Staro si trova un’altra fonte d’acqua minerale, dal sapore piccante-acidulo ferruginoso, conosciuta già dalla seconda metà dell’Ottocento. Nel 1911 i coniugi Gaicher e Dalla Riva trovarono la sorgente sotto un noce a 430 metri d’altitudine. Nel 1912 fu chiamata Fonte Regina in onore della Regina Margherita, che aveva soggiornato presso il vicino Hotel Alpino.
 

Staro è raggiungibile in auto dal centro di Valli del Pasubio in circa 11 minuti.

 

  

CAPITELLI

Capitelli a S. Giovanni:

A Valli sono presenti tre capitelli dedicati a San Giovanni Nepomuceno, in ricordo dell’Impero asburgico: uno è situato sull’omonimo ponte lungo la statale, nei pressi dell’entrata alle scuole, un altro nella contrada Costapiana di Sotto, un altro ancora tra le contrade Cavedao e Romera.

Capitello dei Penzi:

E’ stato costruito probabilmente nel 1800 da un pastore di Chioggia, di cognome Penzo, che si era fermato a far pascolare il suo gregge. Negli anni della Prima Guerra Mondiale il capitello fu lasciato andare in rovina. Con l’avvento della Seconda, il capitello e la contrada furono protagonisti di un evento particolare: alla fine della guerra, i tedeschi decisero di bruciare tutte le contrade del paese per ritorsione nei confronti dei partigiani. Arrivati ai Penzi confusero dei ragazzi con dei soldati, dandosi alla fuga. La contrada non fu bruciata, quindi gli abitanti fecero voto alla Madonna Addolorata di sistemare il capitello per grazia ricevuta nel 1946. L’anno dopo fu inaugurato. Con lo spopolamento delle contrade degli anni successivi, il capitello finì con l’andare incontro ad un periodo di degrado. Solo alla fine degli anni ’80 fu ristrutturato da parte di alcune persone volenterose.  Il 28 ottobre 1990 fu nuovamente inaugurato.

Capitello dei Mantovani:

E’ stato edificato nel 1947 per ringraziare la Vergine Maria che, invocata dagli abitanti della contrada, ha protetto gli abitanti e la contrada stessa durante le due guerre mondiali e i rastrellamenti. Il capitello è stato innalzato alla Maternità di Maria.

Capitello dei Chiumenti: 

In una nicchia al centro della contrada si ergeva nel 1855 una raffigurazione della maternità di Maria, inaugurata per un voto fatto l’anno del colera. Erano già presenti altre due piccole nicchie con i santi Rocco e Antonio. Negli anni ’20, dato lo stato della raffigurazione, fu sostituita da una statua trasportata da Rovereto. Un’iscrizione posta sul capitello ci tramanda un avvenimento che lo riguarda: nel 1944 un soldato, durante un rastrellamento, sparò un colpa di pistola contro la statua della Vergine, bestemmiando. Nel 1946, il vescovo Carlo Zinato riconsacrò durante una S.Messa la statua, il cui foro venne coperto da delle pietra preziose.

Capitello dei Rompi:

Risalente all’anno 1895 e restaurato nel 1990, è costituito da una nicchia contenente un Gesù crocifisso in legno ed è stato costruito da un antenato degli attuali discendenti Aver.

Capitello presso El Molin del Broca:

Situato in zona Staro, secondo la tradizione è stato eretto dai proprietari del mulino per ringraziare la Madonna dello scampato pericolo, quando un grande masso si staccò dal monte soprastante ed evitò la struttura.

Capitello di Staro Mille:

E’ stato inaugurato nel 2006 ed è dedicato alla Madonna delle Grazie. Si trova vicino ad una grotta, in un’area che fino a 90 anni prima ospitava la II linea di difesa , ordinata dal generale Pecori Giraldi.

Capitello in Molin a Staro:

E’ stato costruito nel 1860 da Giuseppe Dal Molin ed è stato restaurato nei primi anni 2000.

Capitello dei Cubi:

Edificato nel 1860 nei pressi di Staro, è stato recentemente restaurato e ridipinto dalla pittrice di Valli Micaela Roso. Le raffigurazioni, risalenti alla seconda metà dell’Ottocento, sono state attribuite a Giuseppe Pupin da Schio.

Capitello dei Brùsola:

E’ situato presso il Monumento di Vallortigara ed è dedicato a San Benedetto da Norcia, protettore dei norcini. “Brùsola” risulterebbe essere il soprannome di una famiglia della zona che porta il cognome Vallortigara.

La Madonnina di Staro:

Questa storia risale al 1890, quando due giovani, Maria Gaicher e Domenico Dal Molin si unirono in matrimonio. La ragazza, essendo riuscita ad evitare un’aggressione da parte di uno sconosciuto sulla strada che collega Valli a Staro,  decise di porre una statua della Madonna nel luogo dell’aggressione in segno di gratitudine. A seguito di un recente atto sacrilego, è stata messa nella nicchia una nuova statua della Madonna che regge il Bambino, protetta da un vetro anti-sfondamento, che fu inaugurata nel 1999.

Capitello delle Nordare:

Il capitello è dedicato a S. Antonio da Padova ed è situato lungo la SP46 in località Nordare. Durante la Prima Guerra Mondiale fu luogo di preghiera per i soldati che si dirigevano al fronte. Nel 1931 fu sottoposto ad un primo restauro, che si effettuò nuovamente nell’anno 1946. Sempre nel 1931 fu scolpita dal pittore scledense Cremasco la statua in legno del santo. Il capitello negli anni Novanta fu risistemato grazie all’opera degli Alpini del paese.

Sacro Cuore di Gesù in contrà Ertele:

Capitello posto in ringraziamento per lo scampato pericolo in occasione della frana del 4 ottobre 1992.

 

ALTRI TESORI


CAPPELLA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE A MALUNGA

Costruita nel 1956 ai Casarotti di Malunga, fu dedicata alla Beata Vergine delle Grazie in ringraziamento per uno scampato pericolo corso durante un rastrellamento nazista. Nel 1961 si aggiunse un piccolo campanile, mentre nel 1977 si costruì la sacrestia. E’ stata completamente restaurata nel 2009.

ANTICA CANONICA IN CONTRADA PELE

La prima casa a sinistra che si incontra, scendendo in contrada, era un tempo l’antica canonica del prete della chiesa di San Sebastiano e Fabiano. Su una parete dell’edificio si trova una capitello dedicato alla Madonna in Trono e restaurato nel 2008 dalla pittrice valligiana Micaela Roso.

CROCIFISSO “CRISTO DELLA VAL LEOGRA”

 

Fu posto dal GES (Gruppo Escursionisti Scledensi) nel prato tra il Ponte Verde e Rifugio Balasso nel 1956, nel decimo annuale della fondazione. Sull’opera è posta una targhetta che riporta la scritta “Cristo della Val Leogra – proteggimi” . Una testimonianza  orale ha reso noto che in origine il Crocifisso si trovava nel tornante della statale prima del Rifugio Balasso. Durante la guerra, quando dovevano seppellire nel cimitero di Malga Prà i soldati morti nel Pasubio, questa croce veniva tolta dal posto in cui si trovava e accompagnava al cimitero i soldati. Vale la pena di ricordare un particolare riguardante il Cristo: essendo in legno, doveva essere sottoposto a continua manutenzione, soprattutto nella parte dei piedi, usati dalle mucche come strumento per strofinarsi il muso. Essi vennero rifatti da Giuliano, titolare dell’albergo “Alla Streva”, che, al tempo del primo conflitto mondiale, si trovava in territorio austriaco; a rifarli fu quindi un ex nemico.  Negli anni successivi è stato rubato il Cristo, sostituito con uno in bronzo, che si può attualmente vedere.  

ANTICA VIA ROMANA:

Dalla via Postumia  partiva un’altra strada che costituiva un ottimo percorso per giungere in Germania, usata sia da soldati che da civili per spostarsi a piedi verso nord: questa strada era più breve della via lungo la val d’Adige, circa tre giorni di marcia in meno. Essa iniziava in località Ponte Alto tra Olmo e san Lazzaro di Vicenza, proseguiva a Costabissara, Castelnovo, Isola Vicentina, Malo, San Vito e Ca’ Trenta. Seguendo il sentiero del Livergon e Via Camin passava per Magrè e l’attuale via Barona fino a Pievebelvicino. Sotto il monte Sengio si perdono le tracce della strada, ma si ritrovano a Ponte Capre, a Torrebelvicino. Passando per il ponte Rio Sagno arriva in contrà Asse, supera la Valle dei Pèchele (che segna il confine tra i comuni di valli del Pasubio e Torrebelvicino) e passando per contrà Prà arriva sotto i boschi di Savena. La strada prosegue lungo l’attuale provinciale fino a S. Antonio, arrivando direttamente in Bariola (senza seguire il tornante a sinistra), toccando Ceolati e Penzi e riprendendo la via della provinciale fino alla Guarda, inoltrandosi poi nei pascoli, per poi riprendere il tracciato dell’odierna strada nei pressi della cascata di Brazzavalle. Sotto la locanda Dolomiti la strada saliva diretta, evitando il tornante, passava sotto la Chiesetta di san Marco ed arrivava al valico Pian delle Fugazze, per congiungersi poi con la via Claudia Augusta a Rovereto una volta percorsa la Vallarsa.

L’antica strada si manteneva sempre sulla sponda destra del torrente Leogra, per evitare difficili guadi o la necessità di costruire ponti. È molto probabile inoltre che seguisse il tracciato di un precedente sentiero paleolitico aperto da uomini dediti alla caccia e pastorizia.

SEGHERIA ALLA VENEZIANA:

Di proprietà della famiglia Miola dal 1862, ma esistente già dalla fine del 1700, è rimasta in funzione fino al 1969. La segheria, che si trova lungo il percorso “La via dell’acqua”, è sempre stata tenuta in un buon stato di conservazione ed è tuttora funzionante. La denominazione alla veneziana è dovuta al fatto che questo tipo di impianti per ritagliare le tavole dai tronchi furono adottati dalla Repubblica di Venezia su modello di Leonardo da Vinci. Di seguito si spiega il funzionamento della segheria: l’acqua tramite un canale precipita sulla ruota che posizionata su un albero trasmette il movimento all’interno dell’edificio. Un volano (puleggia) su cui è fissato un eccentrico viene collegato ad una biella in legno, trasformando il moto rotatorio in alternativo. Questo serve ad azionare un telaio verticalmente dove è fissata la lama della sega e a far avanzare lentamente il carro, su cui è posato il tronco, tramite  una corda che si avvolge su un rullo in legno.

La segheria può essere visitata contattando la Pro Loco al numero 0445/590176. Lasciare un messaggio in segreteria.

CONTRA’ SEGA:

E’un’incantevole antica contrada, ormai in rovina, nelle vicinanze della segheria sopra-citata, immersa nel bosco accanto ad un ruscello. Vi abitò la famiglia di Pace Giordani, vescovo di Vicenza, il quale volle costruirvi una piccola cappella datata 1300 ( si dice che i suoi resti giacciano ai piedi dell’altare). La contrada custodisce ancora ben visibile un affresco del 1700, un arco di arenaria, ballatoi, piccoli cortili, magli, tezze e una roggia con una chiusa.

 

Informazioni tratte da:

Materiale reperibile in biblioteca;

“Valli del Pasubio – Comunità di confine in Alta Val Leogra dalle origini al Duemila” di Angelo Saccardo;

“Eco delle Valli” – 7-12-1997”;

“Eco delle Valli” – 6-12-1999”;

“Eco delle Valli” – 5-10-1999”;

“Eco delle Valli” – 5-10-2005”;

“Eco delle Valli” – 5-10-2006”;

“Eco delle Valli” – 6-12-2007”;

“Eco delle Valli” – 5-10-2009”;

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